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    Cos’è e come funziona il ricorso INPS?

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    Cos’è e come funziona il ricorso INPS?

    Cos'è e come funziona il ricorso INPS?

    Cos’è e come funziona il ricorso INPS? Quando si parla di ricorso giurisdizionale o amministrativo? Entro quanto tempo si può fare ricorso?

    Cos’è il ricorso INPS?

    Abbiamo visto insieme molte tematiche relative all’invalidità civile, dal come fare domanda a come prepararsi per la visita di revisione presso la commissione medica. Ma cosa si può fare nel momento in cui il verbale d’invalidità non riconosce al richiedente ciò che gli spetta?

    La prima cosa da fare è non perdersi d’animo. Infatti, per chi fa domanda di invalidità sono previste due diverse forme di tutela:

    • giudiziaria, relativa alla fase sanitaria;
    • amministrativa, relativa alla fase di concessione delle provvidenze economiche.

    Entrambe le forme di tutela si possono attivare tramite ricorso. Il ricorso è un procedimento che permette di mettere in dubbio il verbale di invalidità ricevuto, proponendo un riesame del caso e delle condizioni sanitarie del richiedente di fronte a una nuova commissione medica nominata dal giudice.

    Non perdiamo altro tempo e vediamo insieme cos’è e come funziona il ricorso INPS.

    Ricorso giurisdizionale: cos’è e come funziona

    La prima forma di tutela che prendiamo in esame è quella giudiziaria. Si può fare ricorso giudiziario contro il giudizio sanitario della commissione medica per l’accertamento dell’invalidità.

    Questo tipo di ricorso può essere avviato solo entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario. Il termine è perentorio: una volta decaduto sarà possibile solo presentare una nuova domanda amministrativa.

    In realtà, a causa del Covid-19 ci sono state delle novità: in base alla data di presentazione della domanda, il ricorso può essere avviato entro 9 mesi.

    Dal 1° gennaio 2012 la legge 111/2011 ha stabilito che in tutti i giudizi per l’invalidità civile, cecità e sordità, l’handicap e la disabilità è obbligatorio l’accertamento tecnico preventivo (ATP).

    Questa legge è nata con l’obiettivo di raggiungere un accordo in via conciliativa, senza arrivare al giudizio.

    L’ATP infatti è un’analisi che ha come obiettivo la verifica delle condizioni sanitarie che legittimano le pretese che il ricorrente intende far valere in giudizio.

    Per poter avvalersi dell’accertamento tecnico preventivo, il cittadino che vuole impugnare il verbale sanitario deve farne richiesta prima di dare inizio al ricorso giudiziale.

    Un consulente tecnico d’ufficio (CTU), assistito da un medico legale dell’Inps, si occuperà dell’accertamento. Terminata la consulenza tecnica, fisserà poi un termine perentorio (non superiore a 30 giorni) entro il quale le parti devono dichiarare se intendono contestare o meno le conclusioni del consulente.

    Se non vi sono contestazioni e quindi vi è accordo fra le parti, il giudice predispone il decreto di omologazione dell’accertamento, che non è più impugnabile né modificabile.

    Se invece una delle parti vuole contestare le conclusioni del CTU, si apre il giudizio con il deposito del ricorso introduttivo nel quale vanno indicati i motivi della contestazione.

    Ricorso amministrativo: cos’è e come funziona

    Si può procedere con un ricorso amministrativo solo contro provvedimenti di rigetto o di revoca dei benefici economici basati su requisiti non sanitari.

    Si tratta in questo caso di un riconoscimento errato o mancato di requisiti quali il reddito, la cittadinanza e la residenza.

    Per avviare il ricorso amministrativo, il cittadino può presentare domanda comodamente da casa per via telematica, se ha il PIN per i “Ricorsi On Line” dell’INPS.

    In caso contrario, ci si può sempre rivolgere agli Enti di patronato e gli altri soggetti abilitati all’intermediazione con l’Istituto.

    Ti ricordo che tramite questa procedura non sono assolutamente contestabili i requisiti sanitari.

    Richiedi la tua consulenza gratuita

    Nella mia esperienza da avvocato civilista, ho incontrato molte persone a cui erano stati negati i benefici che gli spettavano. Può capitare che l’INPS riconosca una percentuale di invalidità inferiore al reale o che non conceda l’indennità di accompagnamento a invalidi civili totali.

    Se ti trovi nella stessa situazione, non arrenderti!

    Nel caso in cui l’Inps abbia respinto a torto la tua domanda di riconoscimento per l’invalidità civile o ti abbia riconosciuto una percentuale di invalidità inferiore a quanto ti spetta, non perdere tempo!

    Come abbiamo visto insieme, fare ricorso è possibile! L’importante è agire in fretta, entro sei mesi dal ricevimento del verbale.
    Noi di Risarcimenti & Rimborsi siamo pronti ad ascoltare la vostra storia e a batterci per i vostri diritti!
    Abbiamo grande esperienza nei ricorsi contro l’Inps e studieremo il vostro caso con l’attenzione e la cura che merita, offrendovi tutto il supporto necessario.

    Richiedi subito la tua consulenza gratuita contattandoci tramite il form o inviando un’email a info@risarcimentierimborsi.it.

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